Cristina Redondo per Cesc Sales ( Cesc Elias) _ maig 2025

La sala d’atessa

Questa settimana pensavo a quanto mi piace ascoltare Nick Cave.

Ascolto molta musica ogni giorno, ma sempre, quella che scelgo di riascoltare di più è quella di Nick Cave.

In questi giorni la canzone che più “ho bisogno” di sentire è The Mercy Seat, e non trovo alcuna ragione logica se non che mi sento immersa in un momento brutale di fine fase.

E sentirsi così è come stare in una grande sala d’attesa, in un’immensa sala d’attesa. Un’unica sala d’attesa vuota dove sento solo che ci sono io. In piena solitudine in questa oscurità, aspettando che qualcuno entri e mi dia una risposta.

Qualcuno che mi dia tutte le risposte che spero di ricevere presto.

E penso che essere qui, in questa immensa oscurità, non sia affatto giusto dopo tutto il percorso fatto.

La stanchezza per il sacrificio compiuto è estremamente devastante, distruttiva, annientante, e la ferita di chi non si riprende sgorga in silenzio, nascosta agli occhi degli altri.

Col tempo ho imparato che la giustizia è lenta e ha una bellezza straordinariamente poetica.

E che questo sacrificio implicito per sopravvivere in questa oscurità, in questa quiete della solitudine, fa parte anche del movimento che rappresenta il tempo dell’attesa.

Sopravvivere all’oscurità, sopravvivere alla solitudine, sopravvivere al silenzio, sopravvivere all’attesa.

Sopravvivere è ignorare ciò che non vede, non sente, non capisce.

Sopravvivere è continuare a scrivere.

Sopravvivere è guadagnarsi un posto.

Sopravvivere è aspettare una risposta.

Sopravvivere è tutto questo ed è anche ascoltare Nick.

E continuare a muoversi dentro questa sala d’attesa, finché dura questo sacrificio.

E continuare a spaccare pietra, una pietra che sappiamo non finisce mai di essere spaccata.

E sappiamo che ci sono molti modi di spaccare pietra, e il mio modo non è sempre stato il più sano, il più giusto, il più logico, il più invidiato.

E aspettare che qualcuno bussi alla porta, ai vetri della finestra, al telefono, all’email e dica… guarda, vieni, è qui.

La risposta è qui, ed è questa. Avanti. Sei arrivata.

E sì, è un primo passo per continuare a spaccare pietra, per continuare a sopravvivere, è qui, in questo luogo, in quest’altra sala d’attesa dove c’è più luce e non sei più sola, perché qui ti aspettiamo e siamo molti di più quelli che aspettano qui.

Non sei più sola e hai, almeno, una risposta.

Sopravvivere, The Mercy Seat, e questo spaccare pietra in questa sala d’attesa immensa, oscura, eterna.

Vi consiglio di ascoltare Nick Cave, The Mercy Seat, che è stata interpretata anche da Johnny Cash, ma io ho bisogno di ascoltare di più quella versione acustica di Nick Cave in B-Sides & Rarities, come uno strano ammiccamento ironico della vita… e sì, ascoltatela nella notte più oscura e solitaria della vostra fase.

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